Cesana: la Lega commissaria la Lega (e umilia la Città)

Dopo quindici anni di gestione leghista, indisturbata per aver deliberatamente estromesso ogni rappresentanza democratica delle minoranze dal Consiglio di Amministrazione, l’Istituto Cesana Malanotti è stato commissariato a meno di una decina di giorni dalla nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione.

Un provvedimento che la Regione ha adottato su sollecitazione della stessa dirigenza uscente dell’Ipab, che dopo aver fallito il tentativo di cambio di statuto per scippare alla città di Vittorio Veneto la possibilità di nomina della dirigenza – come accaduto da sempre in base ai lasciti testamentari di chi ha voluto questa struttura – ha preferito addirittura farsi estromettere dall’ente superiore piuttosto che consentire una democratica e fisiologica alternanza.

Proprio per evitare il commissariamento - che burocratizza la gestione dell'istituto e la allontana dall'autenticità delle relazioni comunitarie di cui dovrebbe essere espressione e sintesi – il Sindaco aveva proposto, ottenendone il generoso (e gratuito) consenso, a Maurizio Castro, vittoriese, uno fra i più noti e apprezzati manager italiani, con una specifica esperienza alla guida di una delle più grandi organizzazioni nazionali a vocazione sanitaria e assistenziale (l'INAIL), certamente non contiguo al Partito Democratico, di guidare una stagione di rinnovamento e di sviluppo del Cesana. Una scelta sopra le parti, di grandissima competenza professionale, che avrebbe garantito tutti i benefici del commissariamento, ma con ulteriori, evidenti vantaggi in termini di qualità manageriale e di partecipazione corale della società civile del nostro territorio.

La dirigenza uscente e chi l’ha voluta per 15 lunghi anni dovrebbero chiedere scusa alla città, ai pazienti ed ai loro familiari per l’incapacità di gestione dell'Ente dimostrata e sancita da questo provvedimento finale. Ma non lo faranno perché l’onestà intellettuale non è mai stata parte della loro natura. Anzi, magari cercheranno di addossare colpe e responsabilità di questo misero epilogo ad un’amministrazione comunale che la Presidente, da mesi, rifiuta addirittura di incontrare.

Vittorio Veneto, gli ospiti, i loro familiari e i dipendenti dell’Istituto dovranno ora subire l’umiliazione e la beffa di un commissario, calato dalla Lega, con beffardo sorriso sulle labbra, “a miracol mostrare”. La democrazia è un’altra cosa. Di sicuro, infatti, il commissariamento non servirà a coprire le "magagne" della vecchia gestione leghista. Abbiamo, però, letto tutti le parole astiose diffuse dal segretario nazionale Toni Da Re contro Maurizio Castro appena appreso della sua candidatura: e nessuno ci toglie dalla testa che la Regione abbia preferito prendere una decisione sbagliata piuttosto che non assecondare i capricci del suo temutissimo padre padrone.

L'Amministrazione vittoriese ricorrerà in tutte le sedi legali contro questo provvedimento, per difendere quello che è, a tutti gli effetti, un patrimonio della Città e che la mala gestio di pochi yes man rischia di disperdere irrimediabilmente.